Non sopporto più Facebook

Non sopporto più Facebook

Facebook, questo strano animale, nato dalla costola di Mark Zuckerberg nel lontano 2004 ha stravolto la vita ad una buona fetta della popolazione modiale. Anzi più che stravolta, direi che ce l’ha rubata.

Io lo definirei un virus devastante che si è diffiuso rapidamente rendendo zombi quasi tutto il mondo, salvo le popolazioni che non hanno accesso a internet.

Facebook nasce con l’illusione di aiutarti  a connetterti e rimanere connesso con i tuoi amici. Infatti grazie a questo strumento abbiamo scoperto di avere più di 1000 amici, ma poi ci siamo resi conto che gli “amici” da aggiungere su Facebook sono come figurine da collezionare, perché a conti fatti quanti amici senti ogni giorno? Quanti ti salutano per strada? Con quanti ti incontri nella vita vera?

Però il giorno del tuo compleanno Facebook ti fa un regalo e tutta la tua collezione di figurine ti fa gli auguri.

Ebbene dopo un po’ ti rendi conto che Facebook è un mezzo utile a scollegarti dalla realtà, ad illuduerti di essere popolare, di non essere solo, di essere ascoltato, perché ci sono i “mi piace” e i “commenti” che definisco chi sei e quanto vali.

E poi la cosa più figa di tutte è che puoi avere il controllo su tutti, puoi vedere cosa faceva il ragazzo che hai appena conosciuto 5 anni fa, fino a quando non ti ritrovi a controllare ossessivamente ogni suo aggiornamento, ogni sua foto, ogni sua nuova amicizia. Hai il controllo su tutti ma non hai più il controllo su te stesso, perché non puoi rilassarti senza dimenticarti dell’ansia del tag e di dove sei stato taggato per non rovinare la tua reputazione. Chissà quante volte ti sei svegliato dopo una sbronza e la prima cosa che hai pensato è stata “Oddio speriamo non mi abbiano taggato in nessuna foto vergognosa”.

Navigando nel mare di Facebook escono fuori atteggiamenti e personalità da far accapponare la pelle.

Penso ai selfie dipendenti che pubblicano 10 foto al secondo che denunciano senza dubbio un forte egocentrismo e bisogno di attenzioni, i famosi “leoni da tastiera” che commentano qualsiasi cosa con la giusta dose di volgarità e spietatezza, senza un minimo senso critico, solo per dare sfogo alla loro frustrazione. Quando leggi  i loro pensieri ti vengono i brividi perché sembra che abbiamo dato la possibilità di parola ad uno spietato assassino o psicopatico, e invece no, è il tuo vicino di casa, quello che sembra tanto dolce e gentile quando lo incroci nel vicinato.

Ebbene devo ammettere che anche io nei momenti di noia mi trovo a scorrere le pagine di Facebook senza un reale perché, e guardami indietro mi rendo conto di quanto tempo prezioso ho sotratto ad altre attività più costruttive, perché diciamoci la verità, la gente non va su Facebook per leggere qualcosa di interessante, la gente va su Facebook per spiare l’altro. Per cui sono stufa di questo voyerismo e di questo mondo plastico e ho deciso di staccare la spina.

Au Pair – alcune cose da sapere prima di partire

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Lo scorso anno a quest’ora stavo preprando i bagagli per partire come ragazza alla pari in Inghilerra, per essere precisi nella ridente cittadina di Oxford. Una cittadina non molto grande ma meravigliosa e piena di natura  le cui storiche università e i numerosi college portano subito alla mente Harry Potter.

La decisione di partire come ragazza alla pari subito dopo la laurea è stata la scelta migliore della mia vita, la scelta che mi ha cambiato la vita, mi ha aperto gli occhi, gli orizzonti e mi ha aiutato a capire molto di me e di ciò che voglio essere, per questo motivo consiglio a tutti di partire come au pair  (ammesso che mi piaccia passare molto tempo con i bambini), o per lo meno di fare un’esperienza simile, perché si sia, partire all’estero è una scuola di vita e di crescita personale impareggiabile.

La cosa più bella di essere au pair  è che ti permette di partire e viaggiare praticamente ovunque senza un soldo in tasca, o quasi.

Cosa fa l’Au pair?

Con l’espressione francese Au pair si definisce il soggiorno di una ragazza o un ragazzo con età compresa fra i 18 e 35 anni, che generalmente va dai tre mesi a un anno, presso una famiglia ospitante residente in un’altra nazione. L’aupair si occupa di badare ai bambini e di piccoli aiuti domestici e in cambio riceve vitto, alloggio e un piccolo compenso settimanale.

Per quanto riguardo la mia personale esperienza, io lavoravo per circa 35 ore settimanali e in cambio ricevevo 100 sterline a settimana.

Ma bisogna tenere presente che il compenso e le ore cambiano in base alle ore e al luogo di destinazione. Generalmente in Uk la paghetta va dalle 75  alle 120 sterline settimanali. Ovviamente in città come Londra il compenso sarà più alto perché per spostarvi da un posto all’altro avrete bisogno di più soldi.

I ragazzi che decidono di partire lo fanno per due ragioni pricipali:

  • viaggiare gratis
  • imparare la lingua del posto

Per il secondo punto può capitare che la famiglia vi paghi il corso di lingua, ma non sempre è così, quindi chiarite bene la questione prima di partire.

Requisiti fodamentali:

#1 Amore per i bambini

Ovviamente la vostra funzione principale sarà quella di lavorare come babysitter e prendervi cura dei bambini, per cui se non amante i bambini e non avete pazienza con loro lasciate perdere, perché la maggior parte del vostro tempo lo passerete con loro.

#2 Spirito di adattamento

Partire come ragazza alla pari non è una passeggiata, sopratutto per chi non è mai uscito di casa e non sa bene cosa significhi convivere con degli estranei, e per quanto possiate andare d’accordo con la famiglia e i bambini siete pur sempre degli ospiti, quindi scordatevi i party e i fidanzati in casa e anche se siete over 18 dovete sempre chiedere il permesso per poter fare qualsiasi cosa. Inoltre tenete presente che i momenti di solitudine saranno tanti, dovrete impegnarvi per fare nuove amicizie e Skype diventerà il vostro migliore amico.

  #3 Saper dire di no

Gli alti e bassi saranno tantissimi, molte volte vi sentirete spaesati e vi chiederete cosa state facendo lì. Vi potrà capitare che la famiglia vi chieda cose che voi non volete fare e che non erano previste fra gli accordi presi prima di partire. Per cui non dovete avere assolutamente il timore di dire di no. Per assicurarvi che tutto sia ben chiaro dall’inizio è fondamentale chiedere un contratto firmato in cui ci sia scritto tutto, compiti, diritti, doveri ecc.. Sarà utile anche se avete problemi con la lingua, per poterlo leggere e analizzare con calma.

#4 Conoscenza base della lingua del paese di arrivo

Poter comunciare con la famiglia è indispensabile, ed è facile fraintendersi nel caso in cui la comunicazione non sia chiara.  Per questo motivo ribadisco l’importanza di un contratto scritto. In  più una scarsa conoscenza della lingua d’arrivo o per lo meno della lingua inglese, renderebbe problematico e poco godibile la vostra permanenza, perché in tal caso sarà davvero dura fare nuove amicizie, ma anche muoversi nelle faccende quotidiane. Inoltre la scarsa conoscenza della lingua vi porterebbe inevitabilmente a frequentare solo italiani, e questo non è il massimo per chi va all’estero per migliorare le proprie conoscenze linguistiche.

Vorrei inoltre sottolineare che assicurarsi di aver scelto la famiglia giusta è fondamentale perché con loro passerete un sacco di tempo e saranno, almeno all’inizio, il vostro unico appoggio in caso di difficoltà. Per questo motivo vi consiglio di scegliere la famiglia in base alle vostre affinità e i vostri interessi, trovare dei punti in comune è importante, ma sopratutto assicuratevi che i bambini rispecchino il vostro modo di essere!